Come devono essere trattati i dati sanitari degli atleti?

Come devono essere trattati i dati sanitari degli atleti? Quali sono le modalità corrette attraverso le quali questi dati possono essere trattati da società e terzi?

La delicata quaestio è stata oggetto dell’intervento all’interno del webinar organizzato dal Prof. Sandulli nel Master Sapienza Diritto e Sport.

Ecco un breve riassunto dell’intervento.

Da sempre il rapporto tra il trattamento dei dati sanitari e la protezione dei dati personali pone la necessità di individuare correttamente il perimetro entro il quale il trattamento può essere effettuato.

I dati sanitari nell’ambito sportivo

Bisogna partire dall’analisi dei dati che vengono trattati nell’ambito sportivo per comprendere quale importanza possano rivestire gli stessi.

Si tratta in primo luogo di una categoria di dati piuttosto corposa.

I dati sanitari degli atleti entrano in gioco, giusto per utilizzare un termine ad hoc, per le visite di idoneità sportiva, per gli infortuni e per la gestione degli stessi.

Nell’ambito calcistico, inoltre, si pensi alla scheda sanitaria e all’obbligo di tenerla costantemente aggiornata.

O, ancora, all’obbligo di dare informazioni costanti e aggiornate sul proprio stato di salute nei casi previsti dall’art. 14 dell’accordo collettivo in materia di malattia e infortunio.

I dati sanitari, appare evidente, riguardano quasi tutti gli aspetti della prestazione sportiva di un’atleta.

I dati sanitari degli atleti: come possono essere trattati

Sul trattamento dei dati sanitari il GDPR è lapidario.

A norma dell’art. 9 del Regolamento vige un espresso divieto di trattamento che può, tuttavia, essere derogato dal consenso dell’interessato.

In altre parole l’atleta può rilasciare il consenso al trattamento dei propri dati sanitari, ma bisogna capire come questo possa avvenire in concreto.

Come si possono quindi trattare i dati? Chi li può utilizzare? In quale modo?

Le regole per il trattamento (corretto)

In primo luogo bisogna distinguere il soggetto che realizza il trattamento.

Si tratta della società o di un terzo? E sulla base di quali presupposti questo soggetto tratta i dati dell’atleta?

Per quanto riguarda la società:

  1. è necessario valutare il consenso che l’atleta ha rilasciato alla società;
  2. bisogna individuare limiti e finalità per le quali il consenso è stato dato;
  3. si devono individuare eventuali limitazioni previste contrattualmente;
  4. è indispensabile verificare i soggetti terzi ai quali è possibile fornire le informazioni.

Per quanto attiene, invece, ai soggetti terzi (per esempio un giornalista):

  1. bisogna valutare la fonte dalla quale viene riferita la notizia (se si tratta della società si ricade nelle eventuali limitazioni imposte a questa dall’atleta);
  2. è necessario rispettare i limiti del diritto di cronaca ma soprattutto delle regole deontologiche e, in particolare, quelle relative all’essenzialità della notizia e all’interesse pubblico.

Le conseguenze di un trattamento illecito

Il trattamento dei dati sanitari dell’atleta che avvenga senza il rispetto dei limiti imposti dal complesso di norme come appena delineato, rientra tra le ipotesi di trattamento illecito di dati.

Questa fattispecie espone a varie conseguenze, civili, amministrative e penali.

Si consideri che informazioni relative al trattamento dei dati sanitari potrebbe, astrattamente, incidere sulla carriera dell’atleta.

Si pensi, per esempio, al caso in cui le informazioni relative al mancato recupero di un infortunio dell’atleta modifichino le scelte di mercato di una società.

In questo caso si potrebbe arrivare a parlare di danno da perdita di chance, soprattutto nel caso in cui la società decidesse di rivolgere le proprie attenzioni altrove, senza proseguire in una trattativa che si trovava solamente alle fasi iniziali.

 

Il video del webinar lo trovate sul canale Youtube del Master Diritto e Sport diretto dal Prof. Sandulli.

 

Per approfondire il tema del GDPR nello sport: Sport e GDPR online e offline edito da Hoepli.